Mnemosyne Project: The alien

Photo by Francesco Nigi

Gente di paese

Quando l’alieno venne a trovarci, in pochi se ne accorsero.
All’occhio sembrava una persona normalmente terrestre. Certo, aveva la pelle più chiara del normale e le costole leggermente spogenti, ma a colpo d’occhio era difficile distinguerlo dai tipici abitanti della Terra.
Indossava sempre occhiali da sole. Non importava che fosse giorno o notte, credo che nessuno durante la sua permanenza l’abbia visto senza. Alcuni dicevano che fosse perché dietro le lenti si nascondevano verdi occhi da rettile, altri vociferavano sul fatto che fosse intollerante ai raggi del sole e che gli si sarebbero bruciate le pupille, se le avesse esposte direttamente. Lui spiegò che era perché non c’era la luce giusta per leggere, ma nessuno capì cosa intendesse, anche perché non l’avevamo mai visto con un libro in mano. Forse aveva un database mentale e non doveva far altro che scegliere il titolo e scaricarne il contenuto nella mente, ma qui la risposta al quesito degli occhiali da sole vacillava pericolosamente.
Ah sì, qualcuno diceva che non pisciava. Io non ci credevo, voglio dire, era piena estate quando arrivò e lo vidi bere più e più volte. Da qualche parte doveva metterla quella roba. Forse la faceva evaporare dalla pelle e io lo consideravo una specie di pisciare. Diciamo che forse, non posso esserne sicuro, non pisciava nel modo regolare.
Disse che aveva scelto il nostro paesino, tra tutte le città della Terra, perché gli era sembrato più sicuro: dalle sue parti erano arrivati E.T. L’Extraterrestre e District 9 e si era convinto che un caso mediatico non facesse al caso suo. Per quanto riguardava la xenofobia, quella, prima o poi, sarebbe arrivata comunque. In pochi sapevano di cosa parlasse.
Il nostro paesino contava circa settecento anime e quattrocento viventi e se c’era una cosa che avevamo imparato era che farci i fatti nostri era salutare. Quando l’alieno arrivò ci fu un po’ di scalpore, ma poco poco, appena accennato. Un commentino lì, una domandina di là. Dopotutto dalle nostre parti vedevamo nascere vitelli dall’età di tre anni e difficilmente qualcosa ci sorpendeva. Se ne parlò un po’ e poi entrò a far parte della comunità, con tanto di invito al ballo di ferragosto a alla campestre di fine mese. Accettava sempre e partecipava con gioia.
Gli avevamo dato il fienile del vecchio che viveva giù al fiume, ovviamente senza che il proprietario lo sapesse, ma tanto lui aveva uno di quei mali che ti prendono il cervello e non lo lasciano più, quindi neanche se ne accorse. L’unica cosa che l’alieno doveva sopportare era che, qualche volta, il vecchio tentasse di mungerlo, ma ci spiegò che dalle sue parti aveva partecipato a guerre interplanetarie e che si, poteva decisamente adattarsi. Gli portavamo da mangiare due volte al giorno, perché giustamente non sapeva come trovarsi un lavoro e ancor meno come svolgerlo. A dirla tutta, visto che da noi i lavori si tramandavano di padre in figlio e che ne andava del benessere della famiglia, nessuno se la sentiva di affidargli un lavoro, col rischio che non fosse capace di svolgerlo. L’inverno, dalle nostre parti, sa essere una brutta gatta da pelare.
“Ve lo dico io, quello là ci sta prendendo per il culo!” sbottò un giorno qualcuno, non ricordo chi, mentre bevevo un amaro ad un bancone.
“Alieno un cazzo, è qua da due mesi con vitto e alloggio gratis! Per me è solo un furbo che vive sulle spalle degli altri, chissà quanti ne ha già fottuti così! Guardatelo, sembra normale come noi!” e gli altri intorno a lui annuirono. Non era l’unico che avevo sentito dire qualcosa del genere, soprattutto per il fatto che l’alieno non accennava ad andarsene.
Gli ho parlato una volta sola, durante una festa all’osteria. Volevo approfondire la faccenda e tentare di capire se fosse davvero un alieno o solo un truffatore, ma ero troppo sbronzo e riuscì solo a chiedergli:
“Dov’è che hai il cuore?” lui mi guardò e sorrise, con la sua solita espressione ambigua di uno che sa tutto, ma che non ti vuole dire niente.
A casa, rispose. Quello fece pendere l’ago della bilancia sul truffatore, salvo poi farmi spiegare che intendeva letteralmente a casa. Diceva che sul suo pianeta c’era una grande batteria, così la chiamava, nella quale depositavi il tuo cuore appena nato, che ricevava impulsi elettrici. Tramite una connessione psichica, gli impulsi elettrici arrivavano anche al corpo dell’alieno. La spiegazione era molto più lunga, ma come ho già detto ero troppo sbronzo per capire qualcosa e non sono sicuro neanche che abbia detto qualcosa di tutto ciò e che non l’abbia solo immaginato.
Il malcontento cresceva, così anche come le storie che si raccontavano a favore della tesi alieno. Qualcuno diceva che poteva giurare di averlo visto spostare una vacca alzandola di peso, mentre qualcun altro sosteneva di averlo beccato mentre cagava nel bosco e si puliva con le foglie, e cosa c’era di più terrestre di cagare in un prato? Io non pensavo, ero dell’opinione che non fosse di alcun fastidio, ma che sarebbe stato spiacevole se si fosse scoperto che stava solo sfruttando il paese.
Qualcuno era più intollerante di me e fu così che una sera sentii sotto la mia finestra il cozzar di fiaccole e i passi pesanti del dubbio. Mezzo paese marciava verso il fienile. Ero nudo e cominciai a sudare. Non so se per il caldo delle torce ad un palmo da me o per il sentore di qualcosa di oscuro che stava per accadere. Mi misi addosso la prima cosa che trovai e uscii in strada, seguendo il corteo. Arrivarono davanti al fienile, con me che trottavo per raggiungerli e si fermarono. Qualcuno scagliò una fiaccola contro il muro del fienile e altre luci rotanti seguirono il primo lancio. Le urla erano animalesche, qualcuno sbavava e rideva. Alcune fiaccole centrarono in pieno la finestra del fienile e un uovo di fiamme si schiuse all’interno del casolare, inondandolo di lingue rosso vivo. La porta del fienile si spalancò e una sagoma in fiamme uscì di corsa per poi gettarsi e rotolarsi per terra, urlando e gemendo. Sono sicuro di non essermene accorto solo io; ricordo distintamente che quella sagoma, prima che tutto tornasse cenere, era molto più bassa rispetto all’alieno e portava una lunga barba che si era trasformata in un torrente di fuoco. Nessuno vide più nè il vecchio, nè l’alieno. Se non era morto quella sera al fienile (e io sono convinto di no), era ripartito per tornare dal suo cuore e da quello dei suoi simili. Alcuni pensano che siano morti entrambi dentro al fienile e che uno dei due fosse rimasto intrappolato all’interno, altri dicono che il vecchio è semplicemente morto da qualche parte nel bosco mentre cercava nocciole e castagne (che ovviamente, in quella stagione non c’erano), altri ancora si sono scordati di tutta la faccenda.
Quella stessa sera trovai un paio di occhiali da sole a dieci passi dal fienile e decisi di tenerli. Non sono un gran lettore, ma il sole picchia sodo da queste parti e sono sicuro che mi torneranno utili.
E poi magari, un giorno, l’alieno potrebbe tornare a prenderli.

 

 

Written by Niccolò Testi

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