My father

My Father

This is a photography collection, a project about my father. After thinking for a long time, I decided to publish this series. I usually withdraw into myself, avoiding to open up and  express my feelings to others. The main  reason why I’ve carried on with this project  is because I’ve never photographed my mother. That’s one of my greatest sorrows, which has always influenced my work. I rarely take “joyous pictures”, because of this interior melancholy.

I prefer black and white photographs to capture and convey emotions in a picture. In my opinion, the deeper side of the world appears, when colours disappear.

I tried to capture my father’s soul in these pictures, even if it has been hard, because of his refuse to be photographed.

I have recently taken many pictures, ranging from common people, brides and grooms and ill people. Every time I noticed a continuous change in people’ self-awareness: self-consciousness seems to become more negative as time passes and  the signs of age increase on our faces.

I think my father has noticed his physical and inner change too, getting annoyed about these pictures which reflect our changing image.

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Mio padre

Questo è un ritratto di mio padre; è uno dei miei soggetti preferiti, ho quasi un’ossessione nel fotografarlo. Credo sia dovuto al fatto che ahimè, non ho mai potuto fotografare mia mamma, purtroppo scomparsa prematuramente 16 anni fa.

Mi diverto molto a fotografare mio padre perché è una persona molto introversa e silenziosa, ma allo stesso tempo è estremamente espressivo. I suoi occhi dimostrano quante difficoltà ha vissuto in vita sua. Sto cercando di ultimare un lavoro su di lui. Intanto vi anticipo una foto fatta in cucina, poco prima del pranzo, vicino alla finestra.

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Foto di Francesco Nigi

Noir

Noir

 

Questa serie si chiama Noir per via delle atmosfere che ho cercato di ricreare per Castelfiorentino, fatta eccezione per due foto, che ho scattato a Firenze. E’ una serie un po’ strana, nata per caso, durante un mio periodo no, e io di periodi no ne ho comunque molti. Stavo uscendo con un mio amico per Castelfiorentino, dovevamo vederci per parlare del rapporto ormai deteriorato con una ragazza con cui uscivo nel 2015; non ne potevo più, ero veramente esausto a livello mentale. Con me avevo la mia fedele fotocamera e il mio amato obbiettivo, noto a tutti come plasty (ogni sorta di fotografo, si affeziona sempre a qualche oggetto e lo mistifica). Desideravo che ci fosse la pioggia, ma in realtà si fece viva una nebbia fittissima. Allora iniziai a far camminare il mio amico per Castelfiorentino, perché le luci e la nebbia mi fornirono uno scenario incredibile. Da lì, soprattutto dopo aver dato un esame universitario che mi portò a guardare dei film degli anni 50 noir e visto anche il successo delle foto, iniziai a pensare, studiare e soprattutto a costruire delle foto che mi potessero piacere e che in qualche modo, senza fare il filosofo, potessero esorcizzare quella gran rottura di scatole che in quel momento stavo attraversando: delle stupide paranoie. Iniziai dunque a  vedere film e leggere libri, finché non raggiunsi un buon numero di immagini. Le foto prendono spunti da alcuni film, anche Horror, come “L’esorcista” o “Silent Hill”, soprattutto per la ricostruzione delle atmosfere. Credo che comunque sarà una serie che non finirò mai, ma che porterò avanti nel tempo, perché mi piace, la sento mia, come un modo di esprimere una parte del mio carattere nascosta, ma ben radicata in me. Ho comunque in mente una foto con cui vorrei “concludere”, almeno per adesso, sennò entrerei in  un paradosso con quello che ho scritto prima, ma per il momento preferisco non forzare la mano. Spero possiate apprezzare le mie foto e vi ringrazio in anticipo per avere perso il vostro tempo nel leggere queste righe sconclusionate di un amabile, non molto, cretino.

 

Francesco Nigi

 

Luce

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La luce, fondamentale in fotografia. Eppure oggi assistiamo a una serie di immagini slavate, ben composte, troppo fredde e probabilmente, troppo pretenziose. La stessa parola fotografia, significa “scrivere con la luce”. Sono sempre rimasto infatti ossessionato da quei giochi di luce che si creano con i monumenti. La luce crea delle geometrie che per me diventano ipnotizzanti, affascinanti e con la mia macchina fotografica ho provato a catturare uno di quei tagli di luce che amo tanto.